Con il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 cambia il modo di utilizzare il carroponte nelle aziende italiane
A cura di Giovanni Polidoro
Per anni, in moltissime aziende italiane, il carroponte è stato utilizzato quasi come una normale estensione del lavoro quotidiano. Bastava affiancare un operatore esperto, imparare qualche manovra sul campo e, nel giro di poco tempo, si iniziava a movimentare carichi anche molto pesanti all’interno di officine, magazzini e reparti produttivi.
Oggi però questo approccio non basta più.
Con il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, chi utilizza il carroponte dovrà possedere una vera e propria abilitazione specifica. In altre parole, serve il patentino. E non parliamo di una semplice formalità burocratica, ma di un percorso obbligatorio con formazione teorica, prove pratiche e aggiornamento periodico.
La novità nasce da una consapevolezza molto concreta: il carroponte è una delle attrezzature più delicate e potenzialmente pericolose presenti in azienda. Quando sopra la testa dei lavoratori si muovono centinaia di chili o addirittura tonnellate di materiale, basta una distrazione, una manovra sbagliata o una cattiva valutazione per trasformare una normale giornata di lavoro in un incidente grave.
Chi lavora in produzione lo sa bene. Un carico che oscilla nel modo sbagliato, una imbracatura fatta male, una manovra troppo veloce o il cosiddetto “tiro obliquo” possono mettere in crisi non solo la sicurezza delle persone, ma anche la continuità produttiva dell’intera azienda.
Ed è proprio qui che entra in gioco il nuovo obbligo formativo.
Da oggi non sarà più sufficiente “sapere usare” il carroponte in maniera empirica. Servirà dimostrare di aver seguito un percorso riconosciuto, con contenuti definiti dalla normativa nazionale e con una parte pratica obbligatoria.
Il corso previsto dal nuovo accordo ha una durata minima di 10 ore, che diventano 11 nel caso di abilitazione completa a tutte le tipologie di comando. Una parte della formazione è dedicata agli aspetti teorici: funzionamento dell’attrezzatura, rischi, procedure corrette, controlli e responsabilità operative. Ma la vera novità è soprattutto la parte pratica, perché l’obiettivo della norma è evitare che gli operatori imparino soltanto “guardando gli altri”.
Le aziende dovranno quindi verificare con attenzione la situazione interna. Molti lavoratori possiedono attestati ottenuti negli anni scorsi, ma non tutti saranno automaticamente validi. Il nuovo Accordo Stato-Regioni prevede infatti criteri molto precisi e i corsi già svolti saranno riconosciuti solo se conformi ai nuovi standard.
Anche il patentino avrà una scadenza: ogni cinque anni sarà necessario effettuare un aggiornamento pratico obbligatorio per mantenere l’abilitazione.
Dietro questa novità normativa c’è un messaggio molto chiaro: la sicurezza nella movimentazione dei carichi non può più essere lasciata all’abitudine o all’esperienza personale. Oggi serve formazione vera, documentata e verificabile.
Per le imprese significa anche cambiare mentalità. Non bisogna vedere il patentino come un costo o un ostacolo, ma come uno strumento concreto per ridurre incidenti, fermate produttive, danni agli impianti e responsabilità.
Perché il carroponte, in fondo, è una macchina straordinaria. Ma non perdona leggerezze.



